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Inferno di fuoco, panico e ottanta sfollati PDF Stampa E-mail
mercoledì 20 maggio 2009

Image Nocera Inferiore. Ore 12: si rivive il terrore della notte per un nuovo focolaio di incendio nella palazzina al civico 10 di via Fedele, nel rione dei prefabbricati pesanti di Montevescovado. Dopo 10 ore dal rogo che ha distrutto tre appartamenti, le centinaia di persone riuninte nello slargo tra le palazzine di uno dei lotti di Montesvescocado, tornano ad avere paura come nella notte precedente, quando le fiamme hanno fatto scempio di tre abitazioni al secondo piano di uno dei fabbricati e ha danneggiato le altre abitazioni del condominio, causando l'evacuazione di 16 famiglie con un'ottantina di sfollati. E ieri notte si è sfiorata la tragedia al civico 10 di via Fedele. L'incendio si è sviluppato nell'abitazione della famiglia Iervasi, al secondo piano, forse per un corto circuito che dal ripostiglio di casa. Tutto comincia poco prima delle due di notte. Fa caldo e ancora, fortunatamente, in quelle abitazioni a Montevescovado (chiamarle case sarebbe davvero oltraggioso), molti non dormono. Nell'appartamento del lavoratore socialmente utile Marcello Iervasi, i tre figli e i genitori sono a letto. La mamma sta vedendo la televisione, quando all'improvviso il televisore si spegne: «Mia moglie si è alzata per andare nel ripostiglio e riattivare la corrente elettrica -ricorda Iervasi-, e ha visto il fuoco e il fumo». Dura tutto pochi istanti: «Sono corso ad avvertire i miei vicini di casa - aggiunge Iervasi- poi ho preso i miei figli e siamo scesi giù». Le fiamme procedevano con una velocità impressionante. Di stanza in stanza, di parete in parete, di piano in piano. Un fumo denso invade ogni luogo. In strada si è già radunata tanta gente che assieme a quella dei fabbricati vicini urla per far scappare le persone che sono nel palazzo in fiamme. Arrivano i vigili del fuoco del distaccamento di Nocera Inferiore: indossano l'elmetto, le maschere antigas e le bombole di ossiggeno e, manichette alla mano, salgono le scale fino al secondo piano dove c'è l'incendio. Il torrino delle scale è separato dal fabbricato ed è collegato a questo con una passerella, come se fossero tanti ponti levatoi. Su queste strette passerelle, eroicamente, i vigili del fuoco avanzano, armati di manichette che sparano acqua. Conquistano centimetro su centimetro, fino ad arrivare sul ballatoio del secondo piano dove elevate sono le fiamme e il calore. Intanto, in strada, ci sono la polizia, i carabinieri e un'ambulanza e tanta gente: le donne con il passaparola censiscono i residenti nel fabbricato in fiamme per verificare se sono tutti in salvo. «Dove sta Alfonso?» grida la gente. All'appello manca infatti Alfonso Cuomo, che abita in uno degli appartamenti proprio del secondo piano, vicino a quello dove si è sviluppato il rogo. In tanti corrono su via Matrugnana e cominciano a urlare il nome di Alfonso. Intanto, proprio dal balcone dei Iervasi le lingue di fuoco sono elevate. Occorre un'autoscala per andare a vedere in casa Cuomo (i vigili del fuoco sono dall'altro lato combattendo contro le fiamme nell'atrio condominiale al secondo piano cercando di arrivare negli appartamenti), ma il distaccamento di Nocera e di Sarno non ne hanno, pur se devono servire 300.000 abitanti (arriverà poi da Salerno). Ecco che sul balcone appare Alfonso Cuomo: la casa è invasa da fuoco e fumo e il contiguo balcone dei Iervasi è in fiamme. Cuomo cerca scampo avvicinandosi al parapetto. I ragazzi del rione alzano una scala fino al balcone di Cuomo che riesce a montarci e a mettersi in salvo. Arrivano i vigili del fuoco di Sarno: pompieri volontari capitanati da un caposquadra del corpo in pensione, che operano con grande capacità e riescono a spegnere parte delle fiamme che vanno su via Matrugnana. Il lavoro dei vigili del fuoco (21 unità tra quelli di Nocera, Sarno e Salerno) termina verso le nove del mattino. L'area interessata dall'incendio viene sequestrata ed esaminata dai tecnici comunali per stabilire la staticità del fabbricato.

 

«Basta promesse, strapperemo le tessere elettorali»

Nocera Inferiore. «Stavamo facendo la fine dei topi. Siamo salvi per miracolo. Dove stanno le case nuove che ci promettono da anni?». La gente urla nel piazzale davanti al civico 10 di via Fedele, dove si è sviluppato l'incendio che ha causato la distruzione di alcuni abitazioni. Molte le donne che sono in strada, con i bambini su un braccio e l'altro piegato, con la mano sul lato della bocca, a dimostrazione della paura che regna sovrana. Tutti mantengono un atteggiamento composto e dignitoso. Su un muretto siede una residente nelle case del secondo piano: «Mio marito si è accorto della puzza di bruciato - afferma la donna - ed è andato in cucina: lì avevamo un uovo di pasqua e lo ha visto squagliarsi in pochi istanti e ha dato l'allarme». Su via Matrugnana c'è Carmine Pepe che abita al piano sopra l'abitazione degli Iervasi dove si è sviluppato l'incendio. «Stavo dormendo e così mia moglie e i miei due figli - racconta Pepe -, quando ho sentito un forte odore di bruciato: ho svegliato i miei familiari e sono scappato giusto in tempo: stavamo facendo la fine dei topi. La mia casa è fortemente danneggiata». Appena sceso dalla scala, Alfonso Cuomo (l'unico ancora a non essersi messo in salvo, costretto a trovare riparo sul balcone di casa mentre le fiamme avanzavano verso di lui) è chiaramente sotto choc. «Stavo dormendo e non mi sono accorto di nulla - dice disorientato Cuomo - poi ho sentito le urla della gente (che gridava il suo nome da alcuni minuti, ndr) e mi sono svegliato. Ho cercato di uscire dalla porta di casa ma era tutto in fiamme. Sono andato allora sul balcone e ho atteso una scala per scendere». Ma più che l'incendio, la gente è preoccupata per la fatiscenza in cui versano i prefabbricati pesanti costruiti nel dopo sisma del 1980 e che dovevano essere sostituiti da case vere dopo una decina di anni. Edifici che ormai devono essere solo abbattuti. «Venite a casa mia - dice una donna - abito a pian terreno e spesso dal water riemergono escrementi e altro». Altri raccontano di mille disagi e gravi problemi dei fabbricati. E altri, dopo aver lanciato slogan contro gli amministratore pubblici, annunciano: «Da anni vengono qui i politici a dirci che dopo le elezioni ci daranno le case e poi non se ne fa niente. Questa volta stracceremo le tessere elettorali».

 

Pranzo, cena e letto assicurati

Nocera Inferiore. Subito in moto la macchina comunale all'indomani del terribile rogo che ha colpito le due palazzine di Montescovado a Nocera Inferiore. Nell'immediato, una sistemazione per le famiglie sfollate, sono ben 16 nuclei familiari della palazzina al civico 10 di via Fedele e 8 di quella del civico 12 in tutto 75 persone, ma la preoccupazione più grande è rappresentata sicuramente dai quattro nuclei familiari che hanno perso praticamente tutto e precisamente le famiglie Iervasi, Iannone, Vicidomini e Cuomo. Queste famiglie, insieme alle altre sfollate, saranno momentaneamente sistemate presso alcune strutture ricettive del territorio e soprattutto presso la Vecchia Prateria. Pranzo e cena saranno, invece, garantiti, dal ristorante La Dolce Sosta. «Nel frattempo - ha aggiunto il sindaco Antonio Romano -l'ufficio tecnico di palazzo di città ha avviato un monitoraggio dei danni alle abitazioni per valutare cosa si può recuperare e in quali tempi. Tra i vari interventi c'è l'esigenza di capire come aiutare quelle famiglie che hanno perso tutto». Stamattina, inoltre, si è tenuto un vertice straordinario a palazzo di città con le forze dell'ordine per evitare eventuali fenomeni di sciacallaggio. La richiesta del primo cittadino è quella di presidiare h 24 le due palazzine al fine di scongiurare qualsiasi atto di inciviltà. Una proposta concreta è arrivata dal consigliere comunale dell'MpA Giuseppe Grassi che, esattamente l'8 maggio del 2008 richiamava - ultimo sollecito in ordine cronologico di una serie ininterrotta - l'attenzione sulle carenze strutturali e sanitarie del Rione Montevescovado. «Ora - ha detto - bisogna mettere in moto il meccanismo per la consegna degli alloggi popolari (quelli Iacp, ndr) per favorire l'ingresso in quelle case, al più presto, delle famiglie colpite».

Fonte: Il Mattino