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Come il clan controllava gli appalti PDF Stampa E-mail
giovedý 08 maggio 2008

ImageBracigliano. Imposizione sistematica del racket e un patto scellerato con la 'ndrangheta calabrese per il traffico di droga: tutti gli affari del clan Graziano. Dopo l'operazione «Rewind» che ha permesso di sgominare una delle cosche più agguerrite e temibili della Campania, il certosino lavoro degli investigatori passa adesso sotto la lente d'ingrandimento dei magistrati. E l'attenzione è puntata soprattutto agli episodi di estorsione consumatisi nei centri della Valle dell'Irno, riscopertisi quasi per incanto, territorio di conquista del «clan dei quindiciani». Non solo il Vallo di Lauro dunque, ma anche i Comuni a cavallo tra Irno e Agro nocerino nel mirino degli uomini di «Felicione» Graziano. Una presenza, quella sull'altro versante di Pizzo d'Alvano, evidenziata dall'arresto di ben nove persone residenti tra Bracigliano, a quanto pare vera e propria roccaforte salernitana del clan, Castel San Giorgio, Roccapiemonte e Sarno. Ma l'attenzione del clan di Quindici era puntata anche su Mercato San Severino. Qui emergono tentativi di estorsione ad imprese impegnate nella realizzazione d'importanti opere pubbliche, come quella ai danni della ditta che, per conto dell'Istituto Autonomo Case Popolari di Salerno, lavorava alla realizzazione di un complesso di edilizia residenziale collocato tra le frazioni sanseverinesi di Monticelli e Spiano. E quando il Commissariato di Governo commissionò al consorzio «Venere Costruzioni-Sacomer» i lavori di messa in sicurezza degli argini del torrente Solofrana, i ragazzi di «Felicione» si presentarono sui cantieri a fare «La bussata». A Mercato San Severino peraltro, lavorava come guardia giurata di un istituto di vigilanza privata anche Annibale Siniscalchi, braciglianese considerato dagli inquirenti persona molto vicina a Felice Graziano. Di Bracigliano anche i vari Sabato Leone, Antonio Siniscalchi, Ferdinando Damato, Luigi De Caro e Giovanni Moccia i cui ruoli in seno all'organizzazione dovranno adesso essere chiariti in sede giudiziaria. In cella anche Massimo Graziano di Sarno, Gaetano Torino di Casali di Roccapiemonte e Nicola Allegretti di Castel San Giorgio cui è stato anche sequestrato l'autoparco della sua impresa di trasporti. Ovviamente anche la stessa Bracigliano era nel mirino: il racket pare sia stato imposto sia alle ditte che hanno prestato la propria opera nei lavori di ricostruzione post-alluvione del 1998, sia a quelle impegnate nella ristrutturazione dello storico palazzo Ducale. E per chi non cedeva alle richieste di pizzo la ritorsione poteva considerarsi cosa fatta: dalle indagini è emerso che sarebbe stata opera degli uomini del clan Graziano l'incendio degli escavatori dell'impresa di costruzioni di Carmine Navarra di Siano, impegnata in lavori di sistemazione idrogeologica del territorio. Capitolo a parte è quello dedicato al traffico di stupefacenti che sarebbe stato però gestito soprattutto nella zona del Vallo di Lauro. Sono emersi infatti collegamenti che alcuni esponenti del clan Graziano avrebbero avuto con noti esponenti della 'ndrangheta calabrese.

Cfr. Il Mattino On line Articolo di Gianpaolo Ricca